Nessuno decide di sprecare soldi in abbonamenti. Succede un canone alla volta: una licenza attivata di corsa per un nuovo assunto, lo spazio di archiviazione ampliato per non restare fermi, un servizio provato per un progetto e mai spento. Ogni singola voce, presa da sola, è piccola e sensata. È la somma, dodici mesi dopo, che sorprende.
Il cloud ha spostato l’informatica da un investimento ogni tre o quattro anni a un flusso continuo che esce dal conto ogni mese. È un vantaggio vero, perché toglie l’esborso iniziale e permette di crescere o ridurre secondo il bisogno. Ma cambia anche chi se ne accorge: una fattura da ventimila euro passa dalla direzione, venti addebiti da ottanta euro no.
Perché la spesa cresce senza che nessuno se ne accorga
Il meccanismo è quasi sempre lo stesso e ha poco a che fare con la disattenzione.
La spesa cresce per addizione: si aggiunge un servizio quando serve, non si toglie quando smette di servire. Nessuno viene incaricato di spegnere le cose. I rinnovi sono automatici e silenziosi, per definizione: l’addebito arriva senza chiedere conferma, ed è esattamente quello che vogliamo nella vita di tutti i giorni. Infine la spesa è frammentata: qualche servizio è sulla carta aziendale, altri arrivano dal commercialista, altri ancora li ha attivati direttamente un reparto. Manca un punto in cui il totale si vede tutto insieme.
Il risultato è che quasi nessuna azienda sa rispondere a bruciapelo a due domande semplici: quanto spendiamo ogni mese in servizi informatici, e chi usa davvero quello che paghiamo.
Dove si accumula davvero lo spreco
Sono i costi nascosti del cloud, e si chiamano nascosti per un motivo preciso: non nascono da una decisione sbagliata, si depositano nelle pieghe di decisioni giuste prese in momenti diversi.
Licenze di persone che non ci sono più
È la voce più comune e la più facile da recuperare. Quando una persona lascia l’azienda si disattiva l’accesso alla posta, giustamente e subito, ma la licenza spesso resta attiva e continua a essere fatturata. Vale per la suite di produttività, per il gestionale, per gli strumenti di firma digitale, per i software di assistenza.
Il conto della stagionalità
Per una struttura ricettiva questo punto pesa più che altrove. Se lo staff di sala e ricevimento raddoppia da aprile a ottobre, le licenze acquistate su base annuale vengono pagate dodici mesi e utilizzate sei o sette. Molti contratti permettono di variare il numero di postazioni durante l’anno, ma bisogna chiederlo: nessun fornitore riduce l’abbonamento di sua iniziativa. È uno dei controlli che facciamo quando ci occupiamo delle soluzioni IT per hotel di una struttura.
Doppioni nati per caso
Capita di pagare contemporaneamente due archivi documentali, perché uno arriva incluso nella suite aziendale e l’altro è quello che l’ufficio usava già e a cui è affezionato. Stesso discorso per videochiamate, firme elettroniche e strumenti di messaggistica. Non è un errore tecnico, è una decisione che non è mai stata presa.
Piani più grandi del necessario
I fornitori costruiscono i listini per gradini, e il gradino superiore si prende spesso per una singola funzione. Vale la pena verificare quante persone usano davvero quella funzione: a volte sono due su venti, e conviene tenere il piano base per tutti e quello superiore solo per chi serve.
Archivi e backup che crescono per sempre
Lo spazio di archiviazione è il costo più subdolo, perché cresce da solo e non si toglie mai niente. Senza una regola su quanto tempo conservare i dati, si finisce per pagare ogni mese la custodia di copie di sicurezza vecchie di anni e di caselle di posta di persone che hanno cambiato lavoro nel frattempo.
Risorse accese anche quando l’ufficio è chiuso
Chi ha server o ambienti di prova ospitati in cloud li paga a tempo. Se un ambiente serve solo in orario di lavoro e resta acceso ventiquattro ore su ventiquattro, sette giorni su sette, si sta pagando circa il triplo del necessario per la stessa identica cosa.
Quanto si spreca davvero? I numeri vanno letti con onestà
Il riferimento più citato del settore è il rapporto annuale di Flexera. Nell’edizione 2026 le aziende intervistate stimano che il 29% della spesa cloud sia sprecato, ed è il primo aumento dopo cinque anni di calo, mentre l’85% indica il controllo dei costi come la principale difficoltà nella gestione del cloud.
Va detto però come è fatto quel campione, perché cambia la lettura: sono poco più di 750 responsabili, in larga parte di grandi organizzazioni, molte delle quali spendono oltre cinque milioni di dollari al mese. Quella percentuale non si applica tale e quale a un’azienda di quindici persone o a un hotel.
Sugli abbonamenti software circolano poi numeri ancora più vistosi, dal 46% fino al 66% di licenze inutilizzate o sottoutilizzate. Il problema è che quelle stime vengono quasi sempre da aziende che vendono strumenti per ridurre gli sprechi, e cambiano molto a seconda di chi le pubblica. Le citiamo per quello che sono, indicazioni di tendenza, non come misure affidabili.
Per una piccola impresa la percentuale esatta conta poco. Conta che il meccanismo esiste, che opera in silenzio e che si misura in poche ore di lavoro. Nelle grandi organizzazioni ottimizzare la spesa cloud è ormai un mestiere a sé, con un nome preciso, FinOps. In un’azienda di venti persone serve molto meno: serve solo che qualcuno, una volta all’anno, apra il cassetto e faccia i conti.
Come ridurre i costi, concretamente
Non serve un progetto, serve un pomeriggio e un po’ di metodo. In gergo si chiama audit degli abbonamenti, ma nella pratica è un elenco fatto bene.
- Fai l’inventario vero. Prendi dodici mesi di estratti conto della carta aziendale e le fatture dei fornitori informatici, e scrivi ogni voce ricorrente in un unico elenco, con costo mensile, numero di postazioni e data di rinnovo. Quasi sempre salta fuori qualcosa che nessuno ricordava.
- Metti un nome accanto a ogni riga. Chi lo usa, per fare cosa, chi lo ha deciso. Le voci che restano senza nome sono le prime candidate al taglio.
- Confronta licenze pagate e persone attive. Non quante ne hai comprate, quante risultano davvero utilizzate negli ultimi mesi. Va fatto sul pannello di amministrazione di ogni servizio, non a memoria: è il controllo che rende di più in assoluto.
- Verifica i piani. Per ogni servizio chiediti quante persone usano davvero le funzioni del livello superiore, e valuta se accorpare due strumenti che si sovrappongono.
- Dai una regola agli archivi. Quanto tempo conserviamo backup, caselle dismesse e vecchi progetti. Senza regola, crescono per sempre.
- Fissa la revisione prima del rinnovo. Segna in calendario un controllo un mese prima di ogni scadenza annuale. Dopo il rinnovo automatico, la trattativa è persa per un altro anno.
Il nostro punto di vista
L’obiettivo non è spendere meno in tecnologia. Spesso, anzi, dopo questo lavoro le aziende spostano il risparmio su cose che servivano davvero e che rimandavano da mesi, come il backup verificato o la sostituzione di macchine ormai lente. Recuperare quello che se ne va in postazioni vuote non richiede di rinunciare a un solo strumento utile: non è un taglio, è pulizia.
L’obiettivo è sapere cosa si paga e perché. Una spesa informatica che nessuno rilegge non è solo un costo che sfugge, è anche un rischio: significa che nell’azienda ci sono strumenti attivi, con dentro dati aziendali, di cui nessuno è responsabile.
Quando ce ne occupiamo noi partiamo sempre dall’inventario, prima ancora di proporre qualsiasi cambiamento, perché è l’unico modo per capire se un canone è uno spreco o è la cosa più utile che state pagando. È lo stesso principio con cui affrontiamo la gestione informatica esterna: prima si mette ordine in quello che c’è, poi si decide cosa cambiare.
Se stai valutando anche il fronte hardware, il ragionamento su canone e proprietà è lo stesso e lo abbiamo affrontato parlando di noleggio operativo. E se il tema sono le licenze di produttività, ne abbiamo scritto in Google Workspace e Office desktop: dove si rompe davvero.
Vuoi una fotografia della tua spesa informatica? Possiamo partire dall’inventario dei canoni attivi e dirti, dati alla mano, dove stai pagando qualcosa che non usi. Scrivici e ne parliamo senza impegno.
Approfondimenti
- Flexera, State of the Cloud Report 2026, il rapporto annuale sulla spesa cloud
- Flexera, comunicato sui risultati dell’edizione 2026
- FinOps Foundation, che cosa si intende per FinOps, la disciplina di controllo dei costi cloud


