A luglio 2026 i ricercatori di sicurezza di Sysdig (azienda di cybersicurezza specializzata nella sicurezza cloud e nel rilevamento delle minacce) hanno documentato un caso che gli addetti ai lavori aspettavano e temevano: JADEPUFFER, il primo ransomware “agentico” mai osservato. Tradotto: non un gruppo di criminali dietro la tastiera, ma un’intelligenza artificiale che ha condotto l’intero attacco da sola, dall’ingresso fino alla richiesta di riscatto.

La cosa che colpisce non è solo che sia successo, ma come. L’AI ha esplorato la rete, si è procurata le password, è saltata da un server all’altro, ha bloccato il database sotto cifratura e ha perfino compilato il messaggio di riscatto. E soprattutto imparava dai propri inciampi: quando qualcosa la bloccava, cambiava strategia e riprovava da sola, in un caso superando l’ostacolo in appena mezzo minuto (31 secondi), come riferiscono i ricercatori.

Il dettaglio che dovrebbe far riflettere

C’è un particolare quasi paradossale. L’AI ha cifrato i dati con una chiave generata a caso e mai salvata da nessuna parte: nemmeno gli attaccanti l’avevano. Significa che, anche pagando, quei dati non sarebbero tornati indietro. La morale è netta: non puoi contare sull’idea di “al limite pago e recupero”. L’unica vera rete di sicurezza sono i backup, testati e separati dal resto.

Perché riguarda proprio le PMI

L’AI abbassa la barriera d’ingresso al crimine informatico: non serve più una squadra esperta, e questo rende gli attacchi più economici e su larga scala. A pagarne il prezzo sono soprattutto le piccole e medie imprese. I numeri del 2026:

  • in circa 95 incidenti su 100 nelle PMI c’entra un errore umano;
  • il phishing è il primo tipo di attacco, e nella maggioranza dei casi parte da una sola persona non formata;
  • un dipendente di una piccola impresa riceve tentativi di social engineering circa 3,5 volte più spesso del collega di una grande azienda;
  • quando una PMI viene violata, nell’88% dei casi c’è di mezzo un ransomware, contro il 39% delle grandi organizzazioni.

La buona notizia: le porte d’ingresso sono ancora quelle

L’AI di JADEPUFFER è entrata dalle stesse vecchie porte: una vulnerabilità nota e non aggiornata su un’app esposta a internet, e credenziali deboli. Non ha inventato nulla, ha automatizzato l’ovvio, molto in fretta. Quindi le difese che funzionano sono quelle “noiose” di sempre, da prendere finalmente sul serio:

  • Aggiornamenti e patch: il punto d’ingresso era una falla già correggibile.
  • MFA ovunque: rende molto più difficile usare una credenziale rubata.
  • Backup testati e separati (offline o immutabili): l’unica cosa che ti riporta operativo.
  • Permessi minimi e reti segmentate: limitano quanto un intruso si muove.
  • Formazione delle persone: se il phishing parte da un clic, la prima difesa è chi sta allo schermo.
  • Monitoraggio e rilevamento: quando un attacco si muove in secondi, accorgersene in fretta fa la differenza.

Il nostro punto di vista

Non serve farsi prendere dal panico da AI, serve chiudere le porte che restano aperte. È il lavoro che facciamo con i nostri clienti: aggiornamenti gestiti, MFA, backup davvero testati, controllo degli accessi e formazione. Cose concrete, non spaventapasseri.

Se vuoi sapere quali di queste porte, oggi, nella tua azienda sono ancora aperte, prenota un check di sicurezza gratuito: partiamo da una fotografia della situazione e ti diciamo, in ordine di priorità, dove intervenire.