Il supporto a Windows 10 è finito il 14 ottobre 2025. Le aziende che hanno scelto di tenere i PC su quel sistema, invece di aggiornarli o sostituirli, hanno una sola strada per continuare a ricevere gli aggiornamenti di sicurezza: il programma a pagamento ESU, Extended Security Updates. E su quel programma sta per scattare una data che conviene guardare adesso, non a novembre.

Il meccanismo del raddoppio

La documentazione ufficiale Microsoft è esplicita su come funziona il prezzo. L’ESU per le organizzazioni costa circa 61 dollari per dispositivo per il primo anno, partito a novembre 2025. E qui arriva il punto: il prezzo raddoppia ogni anno consecutivo, per un massimo di tre anni.

Tradotto in cifre, per un singolo PC (in euro il valore è approssimativo, perché Microsoft listina in dollari e il prezzo effettivo dipende dal rivenditore):

  • Anno 1 (da nov 2025): ~61 $, circa 55 €
  • Anno 2 (da nov 2026): ~122 $, circa 110 €
  • Anno 3 (da nov 2027): ~244 $, circa 220 €

L’anno 2 parte tra circa tre mesi e mezzo. Chi ha comprato la copertura del primo anno si trova davanti alla scelta se rinnovarla al doppio, e chi non l’ha ancora comprata ha un problema in più, che vediamo tra poco.

C’è una trappola nel comprare tardi

Un dettaglio della norma che sorprende molti: le ESU sono cumulative. Lo dice testualmente Microsoft: se si decide di acquistare il programma nel secondo anno, è necessario pagare anche per il primo, perché la copertura non è frazionabile.

Significa che non si può aspettare novembre 2026 pensando di pagare solo l’anno in corso. Chi entra nell’anno 2 paga anno 1 più anno 2, cioè circa 183 dollari a dispositivo, intorno ai 165 euro. Su un parco di trenta PC si superano i 5.000 dollari, circa 4.900 euro, per continuare a usare un sistema operativo a fine vita.

La voce dell’Europa gratis: vera, ma non per te

In queste settimane gira con insistenza una notizia: in Europa Windows 10 continua a ricevere aggiornamenti gratis. È vera, ma riguarda un’altra categoria di utenti, e la confusione può costare cara.

L’estensione gratuita nell’Area Economica Europea è riservata agli utenti privati, con il proprio account Microsoft personale, e copre il periodo da ottobre 2025 a ottobre 2026. I dispositivi aziendali ne sono esclusi. Anzi, la documentazione è precisa: i PC uniti a un dominio Active Directory, a Microsoft Entra o gestiti tramite un sistema MDM non sono idonei al programma consumer.

In pratica, proprio la caratteristica che rende un PC “aziendale”, cioè l’essere gestito centralmente, è ciò che lo taglia fuori dall’offerta gratuita. Un imprenditore che legge il titolo e pensa di essere coperto, quasi sicuramente non lo è per le macchine dell’ufficio.

Cosa si paga davvero, e cosa no

Vale la pena essere chiari su cosa dà l’ESU, perché il nome può illudere. Include solo gli aggiornamenti di sicurezza importanti e critici. Non include:

  • nuove funzionalità;
  • aggiornamenti non di sicurezza;
  • il supporto tecnico, che è escluso salvo un piano di supporto separato.

In altre parole si paga, e in crescita ogni anno, per restare fermi: nessun miglioramento, nessuna assistenza, solo la toppa di sicurezza su un sistema che Microsoft ha già archiviato. È una spesa che ha senso solo come ponte verso qualcos’altro, non come destinazione.

La domanda giusta non è tecnica, è di budget

Fino a un certo punto la scelta sembra informatica: aggiornare a Windows 11 o pagare l’ESU. In realtà, a questo stadio, è una decisione economica. Con il prezzo che raddoppia e si accumula, ogni anno passato su Windows 10 costa di più dell’anno prima, e quel denaro non produce nulla.

Il calcolo che suggeriamo di fare, con i numeri della propria azienda davanti, è semplice:

  • Quanti PC sono davvero ancora su Windows 10? Spesso sono meno di quanti si pensi, e il costo ESU su quei pochi va confrontato con l’alternativa.
  • Quanti di questi possono aggiornare a Windows 11? Non tutti hanno i requisiti hardware, e questo separa il parco in due gruppi con soluzioni diverse.
  • Quanto costa l’ESU cumulato sui prossimi due anni rispetto a rinnovare le macchine che comunque andrebbero cambiate?
  • Le macchine fuori dai requisiti, conviene tenerle in vita a pagamento o sostituirle, magari senza immobilizzare capitale?

È proprio su quest’ultimo punto che il noleggio operativo spesso cambia i conti: permette di rinnovare i PC non idonei a Windows 11 con un canone, invece di pagare l’ESU per rimandare o di comprare hardware nuovo tutto insieme. Per una parte del parco è la via che costa meno, a fronte di macchine più sicure e già pronte.

Perché non conviene aspettare

C’è anche una ragione che non è di prezzo. Un sistema operativo a fine vita è una superficie d’attacco che si allarga col tempo: ogni nuova vulnerabilità scoperta dopo la fine del supporto, sui PC non coperti da ESU, resta aperta. Per un’azienda che tratta dati di clienti o fornitori, è un rischio che va messo sul piatto insieme al costo della licenza.

La scadenza di novembre non è quindi un semplice rinnovo da mettere in agenda. È il momento in cui il costo di non decidere inizia a raddoppiare. Conviene arrivarci avendo già fatto i conti, e avendo scelto, invece di trovarsi la fattura ESU dell’anno 2 e sceglierla per inerzia.